Durante gli anni ’90 una piccola rivoluzione nel mondo del fumetto portò alla nascita della casa indipendente Image, ponendo fine all’età del bronzo e inaugurando l’era moderna delle storie illustrate. Non passò molto tempo prima che il mercato mainstream si accorgesse delle potenzialità che i supereroi indipendenti e i loro creatori serbavano. Fu così che la WildStorm di Jim Lee, parte integrante della Image Comics, venne riassorbita da uno dei colossi della nuvoletta, la Dc Comics, era il gennaio del 1999. Fu esattamente in quegli anni, al volgere del millennio, che la WildStorm pubblicò alcune perle del fumetto. Tra queste c’è Planetary, scritta da Warren Ellis, disegnata da John Cassaday e colorata da Laura Martin, pubblicata interamente dalla Magic Press in italiano nella versione absolute, due grandi volumi dalla copertina rigida.

La storia è incredibile, racconta le ricerche del gruppo Planetary, un’agenzia di archeologi dell’impossibile fondata dal Quarto Uomo e implicata in una battaglia segreta con i Quattro per il controllo della storia e quindi della Terra. Il protagonista è Elijah Snow, un burbero “figlio del secolo” – nato il primo gennaio del 1900 – che vive isolato nel deserto dell’Arizona, apparentemente immortale è affetto da amnesia.  L’incontro con Jakita Wagner e The Drummer, due superumani, agenti della Planetary incaricati di assumerlo, sarà la scintilla che farà iniziare la danza degli eventi. Il lettore viene proiettato in un viaggio che attraversa tutti gli stili e i temi della cultura popolare del novecento, vengono ricreate le suggestioni, le atmosfere in una cavalcata che mozza il fiato e fa ululare di gioia. La fantascienza, il romanzo gotico, quello d’avventura, il pulp, i mostri giapponesi, il cinema noir, il misticismo, la lista potrebbe continuare con quella degli autori citati, ma toglierebbe irrimediabilmente la magia a un’opera che rappresenta un passaggio, un’evoluzione, quella del fumetto che parla di sé stesso, e il passaggio, quello del millennio, durante la quale è stata creata e pubblicata.

Quello che Ellis ci invita a compiere è un salto nel vuoto, un incantesimo, una piroetta, una rivoluzione. Attraverso storie apparentemente slegate, tassello dopo tassello l’autore forma un disegno più grande, sotteso. Attraverso avvenimenti incredibili e supereroi, non necessariamente in calzamaglia, anzi, racconta l’immaginazione e la creatività e al contempo la vita quotidiana e il cosmo. In questo senso Planetary è un’opera psichedelica, magica, carica di citazioni e richiami, capace di unire il micro con il macro, esattamente come i piani americani e le visioni panoramiche che John Cassidy sapientemente tratteggia e Laura Martin colora con maestria. In questo è un’opera corale e forse solo grazie a ciò riesce a rappresentare la complessità della vita. Si ha la sensazione di guardare un’opera pop fusa con qualche capolavoro della pittura fiamminga del Rinascimento.  Come se il tratto, l’estetica del ventesimo secolo si fosse unita alla profondità prospettica ed esoterica tipica del Medioevo e del Rinascimento. In termini cinematografici mainstream: il meglio di Tarantino si unisce alla profondità di Kubrick.

Planterary è anche in fondo un’opera alchemica, iniziatica, che nasconde un sottotesto accessibile solo agli appassionati del fumetto, una critica a quel mondo, un affettuoso saluto ai supereroi che l’hanno reso grande, ma che ormai segnano il passo e sono pronti per essere resuscitati come zombie senza cervello dall’industria cinematografica (con qualche rarissima e comunque discutibile eccezione). Questo il destino riservato ai Fantastici Quattro, trasformati nei malefici Quattro. Ma nel fare ciò, ironia delle ironie, questo fumetto sottostà esso stesso a quelle dinamiche, venendo pubblicato grazie ai soldi di mamma Dc Comics. Non è quindi con arroganza che Ellis tratteggia il suo discorso, anzi con molta umanità e con la speranza che il salto che ci invita a fare, nonostante sia nel buio visto il ripiegarsi del discorso su se stesso, quasi una dichiarazione di siccità creativa, possa comunque aprire a nuove e inesplorate lande e leggende. Perché la vita continua a riservare sempre sorprese. Fosse per noi vi spingeremmo in questo salto senza pensarci due volte, con il vostro permesso… oplà.

di Riccardo Melito