Dick nei suoi romanzi non si limita a immaginare un ipotetico futuro, più o meno plausibile evoluzione del presente, più o meno collegato con esso. Il suo processo creativo sembra voler raccontare il passato, il presente e il futuro allo stesso tempo. Non a caso il bisogno di descrivere e lavorare anche con la narrativa “classica” è stato in lui costante.  Finzione e realismo nella sua opera sono intrecciati come il soggettivo e l’oggettivo, come la cronaca e l’autobiografia, come il koinos cosmos e l’idios cosmos, cioè il mondo condiviso e quello individuale.  Nell’opera fantastica di Dick non si tratta più di stabilire una linea narrativa, almeno non solo quello, quanto piuttosto di porre una linea in una rete, in una struttura flessibile. Portandola a conseguenze estreme, distorcendo il tempo e lo spazio, Dick descrive l’unità del tempo, del passato, del presente e del futuro, di come si raccontino e si influenzino a vicenda. Viene in mente il Disegno (Pattern), strumento capace di annullare le distanze e il tempo, della saga di Amber di Zelazny, amico di Dick. 
Le trame di Dick sono strutture confuse, si avverte l’esistenza di una base comune e condivisa dai personaggi, ma le prospettive sono multiple e a volte persino opposte. Come nel gioco delle tre carte, dove la struttura palese, un semplice e infantile gioco di abilità, va a braccetto con quella nascosta, la volontà di fregare l’ignaro passante. Il tutto viene realizzato con un trucco da prestigiatore  che è allo stesso tempo sapiente come la tessitura. Questa la sua marca, il tratto distintivo. Questa l’attitudine con cui Dick, con un gusto a volte sadico, distrugge le certezze appena vengono consolidate, in un costante rimodellamento di tutti i possibili orizzonti. Lo scrittore francese Emmanuel Carrère, nell’ “agiografia” a lui dedicata, racconta che Philip era un mago della conversazione e del gioco: “Come altri incantano i serpenti, egli incantava le idee, faceva dire loro quello che voleva, poi, quando lo avevano detto, esigeva che dicessero il contrario, ed esse gli obbedivano di nuovo. Una conversazione con lui non rassomigliava a uno scambio di argomenti, ma a un giro sulle montagne russe in cui l’interlocutore giocava il ruolo del passeggero e lui quello del vagone, delle rotaie, delle leggi della fisica”. Così cangiante era anche il suo gioco preferito, il “gioco del Ratto” (una variante del Monopoli  inventata dallo stesso Philip, dove il Banchiere è una sorta di trickster onnipotente).Lentamente le certezze cadono, si aprono buchi nella struttura e la rete si ridispone in base ai cambiamenti avvenuti. Forse proprio questo costante trascendere i generi, mischiare realismo e finzione, ma soprattutto biografia ed eventi immaginati, è l’eredità che lo scrittore statunitense ha lasciato a chi è stato influenzato o ispirato dalla sua creatività o dalla sua compagnia. In quello straniamento dato dall’incertezza si cela il potere seminale dell’autore, che si è esercitato sulla produzione culturale mondiale da Blade Runner in poi. Prenderemo due esempi per mostrare come il lascito di Dick sia una strana creatura, un sapore, un gusto, un’atmosfera. Gli scrittori di cui parliamo sono Kevin Wayne Jeter e Jonathan Lethem.Kevin Wayne Jeter è un autore di fantascienza e horror statunitense, famoso per aver scritto alcuni romanzi basati sull’universo di Star Trek e Guerre Stellari e ben tre seguiti di Blade Runner. Il suo stile è inconfondibile e pesantemente influenzato dai ritmi cinematografici, molti lo definiscono il padre dello steampunk, una corrente della fantascienza,  ma il suo ispiratore principale è, per stessa ammissione dello scrittore, Philip Kindred Dick. Jeter è tra i pochi scrittori contemporanei che ha avuto la possibilità di incontrare Dick e di diventare suo amico. Nonostante le influenze dickiane si percepiscano diffusamente, è forse in Dr Adder, da molti riconosciuto come la sua opera più rappresentativa, che queste esplodono in tutta la loro potenza dando vita ad un romanzo che mozza il fiato come una moto lanciata a folle velocità e affascina come una gatta che fa le fusa. Senza raccontare la trama, per non rovinare la sorpresa, elenchiamo, come siamo soliti fare, gli ingredienti di questa ricetta esplosiva: bassifondi, prostituzione, droghe allucinogene, scienziati pazzi e molto punk, modificazioni genitali femminili e un apparato di governo repressivo, il tutto annaffiato da azione vertiginosa stile Crank e viaggi psichici. Sapientemente mescolato e non agitato. Altro romanzo dell’autore che deve molto agli scritti e, probabilmente, alle conversazioni con Dick è L’addio orizzontale, dove le reciproche influenze dei due amici, sono tangibili nella Fisica ribaltata della storia, dove la stessa forza di gravità è costantemente sconfitta. Inutile dire che anche questo romanzo vi farà rimpiangere di averlo finito. Peccato che le opere di Jeter siano state pubblicate anni fa e sia quindi difficile scovarle. Un altro buon motivo per frugare nei banchetti di libri usati.Jonathan Allen Lethem, sempre statunitense e sempre epigone dichiarato di Dick, declina le idee di Philip in modo diverso rispetto al suo collega Jeter. Esattamente questa è la forza delle suggestioni dickiane, capace di imprimere un’impronta e allo stesso tempo di esaltare le caratteristiche individuali dei singoli scrittori. Così, se Jeter è una moto che sfreccia con sotto una colonna sonora punk (per noi i Born Against), Lethem invece è un uomo in impermeabile che cammina in città, gira l’angolo e si trova in un universo parallelo. Non pensiate che per questo sia più noioso o meno spettacolare. Come i suoi altri due colleghi, Lethem unisce sapientemente scrittura “alta” e scrittura “bassa”, critica sociale e fantascienza creando una miscela aggraziata e caustica. Sfortunatamente per lui non ha avuto il piacere di conoscere il suo autore musa, nonostante sia partito per incontrarlo. Questa sua frustrazione, unita alla passione per Dick, è raccolta in un volume uscito da poco per la Minimum Fax, intitolato Crazy Friend, raccolta di saggi di critica e racconti brevi. Questi ultimi sono una vera chicca.Il loro merito non sta quindi solo nell’averci donato ottime pagine di letteratura, ma anche nell’aver mostrato come non ci sia distinzione tra letteratura “alta” e letteratura “bassa”, tra letteratura e pulp, tra cultura “popolare” e cultura “intellettuale”.  Se fosse ancora vivo, Dick sarebbe orgoglioso dei suoi compagni e finalmente potrebbe abbandonare il suo patologico senso di inferiorità verso gli Scrittori e l’ansia costante per il riconoscimento culturale delle sue creazioni.  Aprite uno di questi piccoli gioielli, non ve ne pentirete.

di Riccardo Melito