La storia della letteratura contemporanea pullula di rifiuti poi divenuti celebri perché opposti da scarsamente lungimiranti editori a scrittori che il pubblico dei lettori avrebbe poi consacrato.
In un’interessante rassegna Rai Media propone una sequenza destinata a placare sia la curiosità di chi ama statistiche e retrospettive, sia gli inquieti spiriti di aspiranti scrittori che trovano il proprio genio mortificato da sonore bocciature e vedono costretto nell’inerzia di un cassetto il manoscritto (scusate l’anacronismo) del capolavoro.

Ecco allora sfilare tra gli illustri ripetenti – talvolta decisamente derisi – il “Moby Dick” di Melville (“Non adatto al mercato dei giovani”), “Il giorno dello sciacallo” di Frederick Forsyth (“Il suo libro non interessa a nessuno”), l’Ulysse di Joyce (“Una noia mortale”), Gli indifferenti” di Alberto Moravia (“Una nebbia di parole”)  i “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez.

Gli amanti dei numeri sappiano che Harry Potter ha ricevuto otto dinieghi, ma il record forse spetta a “Il gabbiano Jonathan Livingston”, respinto  da ben diciotto case editrici negli Stati Uniti prima di diventare il best seller che oggi vanta più ristampe che bocciature editoriali.
Per rimanere nell’editoria domestica, citiamo i casi di Roberto Saviano (“Mi piace come scrivi, peccato che scrivi idiozie”) e di Susanna Tamaro (“L’unica cosa ammirabile di lei è la caparbietà nel credersi capace di scrivere”).

Nel prendere atto di questa ricca e frastagliata collezione, dal nostro punto di vista ricordiamo il caso de La strada per Los Angeles”  di John Fante: scritto nel 1933, venne continuamente rifiutato dagli editori e fu pubblicato postumo, soltanto nel 1985, quando l’astro dello scrittore italo-americano cominciava a brillare grazie agli apprezzamenti di Charles Bukowski.