Non è un romanzo splatter.

“Ma vi sono ben cinque omicidi!”, si potrebbe obiettare, “oltre a un delitto tentato e non riuscito, in una situazione che richiama la doccia di Psycho.”

Eppure, nella narrazione vi è un’estetica di fondo, contraria alla violenza. Come se vi fosse una sofferenza, della quale l’inquirente – il commissario Giordàn – si fa carico. O come se la consapevolezza che il male mina questo nostro mondo pieno di contraddizioni prendesse il sopravvento, per attenuare gli effetti del reato peggiore.

I delitti vengono tutti mascherati. Non soltanto perché l’assassino deposita una maschera sul volto delle vittime. Anche in questa pratica c’è una forma di vergogna. I delitti sono camuffati sotto allegorie e simbologie, anestetizzati dalle descrizioni paesaggistiche dei luoghi teatro dei delitti: nella celebrata suggestione del lago di Como …

… nella magia dolce delle colline marchigiane, nell’atmosfera fibrillante del carnevale di Venezia, nel nitore cristallino del parco marino di Giannutri, nella bellezza aspra ed enigmatica della spiaggia delle uova di Ventimiglia.

Poi c’è l’estetica della favola o del mito, che racconta in modo sublime e fantasioso ogni sorta di orrore. Gli omicidi sono reinterpretati dalle leggende e dalle fiabe alle quali le maschere ammiccano: la Bautta veneziana, la maschera d’oro di Tutankhamon, quella etrusca del Phersu o quella tolteca e piumata di Quetzalcoatl, i personaggi della commedia dell’arte e delle fiabe di Perrault.

Con la preoccupazione di chi teme di avere scritto uno sproposito, l’autore ha chiesto a un amico che ha letto il romanzo:

“Trovi che sia una vicenda irrealistica, vero?”

Ma l’amico ha smentito:

“Quello che succede nella realtà, a volte, è talmente pazzesco … E tra i fatti di cronaca spesso vi sono eventi che sbalordiscono e superano ogni forma d’immaginazione!”

Il carnevale dei delitti”, grazie all’iniziativa della casa editrice Ciesse, che ha reso l’e-book gratuitamente disponibile su Amazon per cinque giorni, é entrato per qualche giorno – visto che il sito aggiorna le classifiche ogni ora – nella prestigiosa top ten di Amazon insieme a titoli importanti della letteratura mondiale. 

Il romanzo, in questa ‘vetrina’, ha ottenuto due commenti, che riportiamo:

Il primo: “Ho letto Il carnevale dei delitti perché consigliatomi da un amico, devo dire con qualche pregiudizio (non amo il thriller, specie quello più “duro”), poi mi sono ricreduto. La storia del serial killer, sì, è vissuta attraverso la stravagante coppia di protagonisti, investigatore e nipote, ma a colpire sono soprattutto la descrizione dei luoghi, curatissima, e la prosa. Quest’ultima secondo me fa la differenza, non facendolo assomigliare a uno dei tanti thriller sanguinari e con le immancabili sessioni alla CSI e dintorni. Una piacevole sorpresa.”

Il secondo commento é intitolato “Maschere, fiabe e follia”: “Psicothriller d’effetto narrato con uno stile particolare. Molto interessante la commistione tra psicologia, simbologia delle maschere e mondo delle fiabe. L’ambientazione é suggestiva, il finale totemico. A questo punto attendiamo un altro episodio del commissario Giordan, che rappresenta la razionalità in un mondo in balia delle forze irrazionali.”

La storia si ispira a un film cult della tensione, in bianco e nero: “La scala a chiocciola”, una vicenda nella quale l’assassino elimina persone affette da difetti fisici.

Nel romanzo di Bruno Elpis l’omicida seriale uccide donne che soffrono di fobie o che hanno avuto problemi psicologici. Con una particolarità sorprendente: l’assassino “firma” sempre i suoi delitti depositando una maschera sul viso delle vittime.

Secondo la criminologia, quando un assassino copre la sua vittima – e generalmente lo fa con un lenzuolo – vuole esprimere un atto di pietà tardiva o rappresentare un legame affettivo con il cadavere.

Se l’omicida seriale de “Il carnevale dei delitti” nasconde i suoi misfatti non con un lenzuolo, ma con una maschera, cioè con un oggetto altamente simbolico, ecco che allora la Bautta, la maschera d’oro di Tutankhamon, il Quetzalcoatl azteco o Brighella costituiscono indizi da interpretare. La soluzione del caso coincide pertanto con la ricerca del valore simbolico da attribuire alle maschere, all’interno di una follia criminale che serpeggia tra le fiabe e la psicanalisi.

“Il carnevale dei delitti” inaugura le avventure del commissario Giordan e del suo team: il medico legale Cornelia, l’assistente Mario e “la” Betty, tenente di polizia. In modo del tutto informale, fa parte della squadra anche la nipote quindicenne di Giordan: Gabriella, un’intraprendente liceale dalla quale provengono ottimi e risolutivi spunti. Come quello della lettura in chiave investigativa della fiaba de “il gatto con gli stivali”:

“Che significato hai dato al gatto con gli stivali?”

“Nessuno. Purtroppo ancora nessuno. Come in tutti gli altri casi, del resto. E a te cosa viene in mente al riguardo?”

Naturalmente Gabriella aveva un’idea ben precisa.

“Anche tu, immagino, avrai pensato al significato che può avere la vittoria sull’orco …”

presentazione dell’autore