Dottor futuro

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Jim Parsons è un medico di talento, abile nelle più avanzate tecniche mediche e occupato a salvare vite umane. Ma un incidente stradale lo proietta improvvisamente a centinaia di anni di distanza, nella San Francisco del futuro, dove Parsons scopre con orrore una civiltà incredibilmente avanzata dal punto di vista genetico, ma guidata da discutibili valori etici e in preda a lotte intestine tra fazioni rivali; una società che abbraccia il culto della morte e si fonda sulla distruzione e sulla violenza. Si trova quindi intrappolato tra il suo istinto, che lo spingerebbe a guarire le persone, e il conflitto con una realtà in cui è illegale impegnarsi per salvare vite umane. Ma Parsons non è l’unico a credere che la vita abbia un valore da preservare; e coloro che condividono le sue convinzioni stanno mettendo a punto dei piani per sfruttare le sue competenze mediche e salvare così un’idea di futuro.

Autore:Dick Philip K.

Finalmente, dopo lunga assenza, è di nuovo disponibile sugli scaffali delle librerie uno dei romanzi minori di Philip Dick, Dottor Futuro.

Lo stile dello scrittore visionario non è proprio dei più scorrevoli, lo sappiamo tutti, forse è anche questa la sua forza, e probabilmente a questo è dovuto l’ostracismo che hanno subito le opere minori ed i romanzi mainstream, dedicati al grande pubblico e non solo ai nerd della fantascienza. Stessa sorte toccata fino ad oggi a Dottor Futuro, che nonostante le carenze strutturali, denota ancor di più l’attitudine di Dick alla letteratura, quella di un artigiano che usa i suoi strumenti per innumerevoli creazioni.
La storia è piuttosto semplice: un medico del prossimo futuro viene trasportato in un futuro postatomico un po’ più lontano per salvare una persona. Il periodo dove approda è contraddistinto da una strana concezione della vita e della morte che porta i suoi abitanti a non opporsi mai al sopraggiungere della triste mietitrice.  Questa tanatofilia è giustificata dal sistema riproduttivo che vede l’intera popolazione partecipare del miglioramento della razza. Un’eugenetica di massa, praticamente un’esaltazione della vita attraverso la morte. Il protagonista, Jim Parsons, si trova a dover combattere questa pratica cercando di salvare un moribondo, in questo tentativo sarà invece coinvolto in una trama ben più ampia che prevede il capovolgimento completo della Storia come noi la conosciamo.
È esattamente un romanzo di stravolgimenti questo Dottor Futuro (Dottor Futurity, nell’originale), che sin dal titolo cita uno dei grandi padri della fantascienza, H.G. Wells, e spiega il campo dove andrà a rimestare il nucleo del romanzo.
Come il matto dei tarocchi, Dick passa attraverso i generi e le tematiche distorcendoli, ribaltandoli, modificandoli con l’ingenuità tipica del folle, del mago o del genialoide.
Stravolgimenti che riguardano prima di tutto il genere letterario, perché se il viaggio nel tempo, sia nel futuro che nel passato, è un cliché, allora Dick lo prende e lo avvolge più e più volte fino a farne una matassa inestricabile. Così i salti nel continuum spazio-temporale si susseguono con lo scorrere delle pagine e le conseguenze dell’uno ricadono nell’altro, come delle matrioske, lasciando il lettore spiazzato e incapace di prevedere, nonostante la possibilità di viaggiarvi con il protagonista, lo svolgersi degli eventi.
Altro stravolgimento spetta alla Storia che ci mostra gli indiani Irochesi vincitori sul colonialista bianco e che hanno stabilito una società divisa in tribù. Interessante la scelta di questa particolare tribù che sin dal 1850 si era distinta per la tutela delle popolazioni indigene.
Con esuberante vena ironica Dick affronta temi di notevole spessore come la fantascienza, le questioni razziali, il colonialismo, la vita, la morte e soprattutto la capacità di poter influenzare il futuro e, in questo caso, anche il passato.
Il lettore è confuso dai suoi trucchi da prestigiatore, che tratteggiano degli scenari solo per poi  distruggerli e ricostruirli al rovescio.
Se Nietzsche invitava a filosofare con il martello, Philip Dick invita a scrivere con il bisturi e il filo da sutura, per sezionare e rimontare la fantascienza, dando così vita ogni volta a scenari infiniti con un numero finito di elementi. Quello che accade con il linguaggio, quello in cui Dick è maestro.
Recensione di Riccardo Melito
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