Autore:

Edipo re

Editori:Feltrinelli

Descrizione:

Edipo è re di Tebe, sposo di Giocasta e padre di quattro figli, Eteocle, Polinice, Antigone e Ismene. Per debellare la peste che sta devastando la città, l’oracolo ha detto che si deve scoprire l’assassino del re Laio. L’indovino Tiresia e la stessa Giocasta permettono di chiarire tutta la vicenda: Laio e Giocasta avevano dato il loro figlio ad un pastore perché venisse ucciso, per evitare che si compisse l’oracolo che prevedeva che il re venisse ucciso dal proprio figlio. Edipo scopre così che l’uomo da lui ucciso in una lite sulla strada, era Laio, suo padre. Giocasta scopre di essere la madre, oltre che la sposa di Edipo e si impicca. Edipo, accecatosi per non vedere più il sole testimone del suo delitto, si allontana e affida la città e i figli a Creonte.


Autore:Sofocle
Generi: , , , Autore della recensione: Premi letterari:  

Il ciclo di Edipo ha fornito attraverso i secoli una varietà pressoché infinita di ispirazioni.

Vi si è appellato Sigmund Freud, che ha assunto il complesso d’Edipo come centrale nelle dinamiche psicanalitiche.

C’è anche chi ha visto “l’Edipo Re” di Sofocle come il padre della détective story: la tragedia si apre con una pestilenza, della quale si ignora la causa; sullo sfondo, un omicidio illustre: quello di Laio, sovrano di Tebe al fianco della regina Giocasta. Rivelazione dopo rivelazione, proprio come nei thriller, il tragediografo traccia il disegno che restituisce soluzione e razionalità a tutti gli eventi misteriosi che affliggono Tebe.

In chiave decisamente più leggera, ricordo che un noto (il più noto?) settimanale di enigmistica intitola al tragico eroe diverse  rubriche come “L’Edipeo enciclopedico” e, per gli amanti dei rebus, “l’antologia di Edipo”, che allude all’abilità del futuro re di Tebe nel risolvere i quesiti della Sfinge.

In questo mare di allegorie e di simbolismo, per una volta ascolterò il monito della ‘bad girl’ della letteratura mondiale: Amélie Nothomb, che ne “L’igiene dell’assassino” sbeffeggia i commentatori sempre pronti a intravedere simboli e i critici proclivi a decodificare i retropensieri di un’opera. “Posso permettermi di scrivere le verità più rischiose, in esse non si vedrà mai altro che metafore”.

E quindi, forte di questo monito, desidero sottolineare alcune dimensioni della tragedia-capolavoro di Sofocle. Dimensioni che risiedono in re ipsa e non nelle interpretazioni della stessa.

Innanzitutto la poetica corale: nel parodo, negli stasimi e nell’esodo della tragedia. Sono momenti introduttivi, di passaggio e di riflessione profonda nell’incalzare degli eventi tragici.

In secondo luogo, superba è la capacità di creare un’atmosfera di tensione, prima attraverso la minaccia della Sfinge, poi con il ricorso a profezie da decriptare: l’oracolo di Delfi, interpellato da Giocasta e da Creonte; il vaticinio dell’indovino Tiresia.

Tertium: la trama è complessa e a incastro. Identifica – dopo tanta oscurità – il senso pieno degli eventi. Che poi è soltanto uno: l’uomo è fragile e solo di fronte alla potenza del destino. E la verità acceca.

Recensione di Bruno Elpis

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