Autore:

Finzioni

Editori:Adelphi

Descrizione:

“L’esile volume di 146 pagine sfidava la nostra immaginazione di diciottenni innamorati delle visioni di Jim Morrison e di William Blake con una visionarietà ironicamente erudita, minuziosa fino a sembrare perversa e abbastanza vaga da spingerci a cercare di decifrarla come una lingua straniera. Ora Finzioni torna in una nuova e splendida versione italiana accresciuta dai tre racconti che Borges vi aggiunse … E a percorrere di nuovo i sentieri biforcuti dell’argentino, a rileggere certi memorabili attacchi, ci si accorge non solo che il loro potere pacatamente incantatorio è immutato, ma in qualche modo si è ramificato, come in un racconto di Borges” (Giuseppe Montesano).


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Autore:Borges Jorge Luis
Generi: , , , Autore della recensione: Premi letterari:  

Finzioni > di Jorge Luis Borges, scrittore argentino (1899-1986)  è una raccolta di racconti in due parti, < Il giardino dei sentieri che si biforcano >, di cui fanno parte otto racconti e < Artifici > di cui ne fanno parte sei.  La prima edizione è del 1944, ma giunge in Italia nel 1955 ,tradotto da Franco Lucentini, non senza rompere l’idea tradizionale di letteratura e racconto.

Borges spazia tra generi diversi, tempi e luoghi: i racconti sono fantastici, simbolistici, polizieschi, esoterici, tutti volti a creare una sorta di «enciclopedia illusoria» di cui l’autore stesso è il magistrale compilatore.

C’è di tutto nei racconti di Borges: un falso paese scoperto in «un’enciclopedia pirata», Uqbar, e un pianeta immaginario, Tlön, «labirinto ordito da uomini» ma capace di cambiare la faccia del mondo; il mago che plasma un figlio nella materia dei sogni e scopre di essere a sua volta solo un sogno ne < Le rovine circolari >; l’infinita Biblioteca di Babele, i cui scaffali «registrano tutte le combinazioni possibili della ventina di simboli ortografici … cioè tutto ciò che è dato di esprimere: in tutte le lingue» e che sopravviverà all’estinzione della specie umana; il giardino dai sentieri che si biforcano; l’insonne Funes, che ha più ricordi di quanti ne avranno mai tutti gli uomini insieme; il perspicace detective Lönnrot, che risolve una serie di delitti grazie a un triangolo equilatero e a una parola greca, Tetragrammaton, e si condanna a morte; lo scrittore ebreo Jaromir Hladìk, cui Dio concede di portare a termine una tragedia in versi davanti al plotone di esecuzione tedesco, in un immoto istante che dura un anno.

I racconti sfuggono al comune senso della narrazione, sono come scatole cinesi che racchiudono personaggi privi di note biografiche, progetti magici, paesaggi indefiniti, frutto di una fantasia e di un’immaginazione che raggiungono livelli altissimi.

La scrittura diventa così poesia allo stato puro, capace di evocare stupore e di trasportare la mente in meandri labirintici in cui talvolta ci si perde e la narrazione diviene quasi un gioco.

Recensione di Valeria Martino

 

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