Autore:

Il giovane Holden

Editori:Einaudi

Descrizione:

Descrizione

Sono passati cinquant’anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell’aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua “infanzia schifa” e le “cose da matti che gli sono capitate sotto Natale”, dal giorno in cui lasciò l’Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ognuno ha potuto leggervi la propria rabbia e assumere il protagonista ad “exemplum vitae”.


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Autore:Salinger Jerome David

Non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata autobiografia e compagnia bella. Vi racconterò soltanto le cose da matti che mi sono capitate verso Natale, prima di ridurmi così a terra da dovermene venire qui a grattarmi la pancia

Un giovane tormentato racconta uno stralcio di vita, senza un perché. Non c’è una morale; l’unica sensazione che resta è di aver davvero conosciuto Holden, probabilmente per il linguaggio colloquiale, a volte sconnesso, e sicuramente diretto usato da Salinger.

Tema portante: l’assenza di equilibrio che può condurre all’abulia o alla dissipazione, tipiche degli spiriti inquieti.

Voto: 10. Un autentico capolavoro.

Il vecchio Prof. Spencer scuote la testa… Holden è stato respinto in quattro materie, storia compresa, e dovrà lasciare l’isituto Pencey.

Già dalle primissime battute, è facile inquadrare Holden: annoiato, smanioso, arrabbiato, insofferente.

Ragazzi, quanto rimpiangevo d’essere andato a salutarlo non potete nemmeno immaginarvelo

Eccezionali. Ecco una parola che detesto con tutta l’anima. É fasulla. Roba che vomiterei ogni volta che la sento

” – Non ti preoccupi proprio niente del tuo avvenire, figliolo?

 – Oh, ma certo che mi preoccupo del mio avvenire. Naturale che mi preoccupo -. Ci pensai un momento. – Ma non tanto, credo. Non tanto, credo”.

Convinto di non avere ormai più nulla da fare lì al college, Holden decide di partire subito alla volta di New York… 

Procederà dando ascolto ai suoi desideri sempre fulminei e fugaci, senza analizzare troppo le cose, senza porsi mille domande.

… come fate a sapere quello che farete, finché non lo fate? La risposta è che non lo sapete

Qualche curiosità: Il titolo originario era “The Catcher in the Rye” (Cerca nei capitoli XVI e XVII).

Holden sente cantare una vecchia canzone di Robert Burns e ne deforma parte della prima strofa: ricorda: “If a body catch a a body” anziché: “Gin a body meet a body“. Nel suo immaginario, allora, si materializza l’immagine di un gruppo di bambini che giocano in un campo di segale: quando un bambino sta per cadere nel dirupo, qualcuno lo prende al volo e lo salva.

Per gli americani, invece, “the catcher” è principalmente il giocatore di baseball che sta dietro al battitore, mentre il termine “rye” indica soprattutto il whisky rye, un famoso tipo di whisky.

Data, quindi, la difficoltà di tradurre il titolo originario senza creare confusioni e fraintendimenti, si è scelto di dare al libro il nome del suo protagonista.

Recensione di Marika Piscitelli

 

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