Autore:

Io e Glenda

Editori:Fanucci

Descrizione:

Descrizione

Shuggie è un adolescente obeso, che racconta la propria storia e quella della sua famiglia, composta dalla madre Glenda e dal patrigno Red, un uomo brutale e ignorante che odia il ragazzo ma lo usa nei suoi furti di medicine e di qualsiasi altra cosa che possa poi rivendere. Glenda tira avanti occupandosi del cimitero locale e passa il tempo cercando di distrarre Red da suo figlio, che lei invece adora: lo chiama Sweet Mister e non fa che promettergli che prima o poi avranno una vita migliore. Ma quando un giorno Glenda vede una Thunderbird verde coi sedili di pelle e il suo giovane guidatore, Jimmy Vin Pearce, si innesca una catena di eventi che potrebbe generare solo dolore e sangue… così la donna deve tenere segreta la sua infatuazione per i soldi e i bei vestiti di Jimmy Vin, mentre lei e suo figlio sognano di scappare dalla loro vita d’inferno per trovarne una priva della violenza che hanno conosciuto finora.


Autore:Woodrell Daniel

Il romanzo di Daniel Woodrell si legge in poche ore e vi lascerà attoniti per qualche giorno.

L’autore riesce a raccontare una vicenda terribile senza abbandonare il punto di vista pulito di un ragazzino di 13 anni. In alcuni momenti non tralascia neppure una certa vena umoristica.

Eppure la maggior parte di quanto viene narrato non può che sconcertare.
Io e Glenda è la storia miserabile di un adolescente grasso e maltrattato, disperatamente e forse morbosamente attaccato ed incantato dalla madre, costretto dal padre (o dal patrigno?) a commettere furtarelli, ad assistere e partecipare a serate condite da alcol, droghe, medicinali sottratti a malati terminali e sesso occasionale.

Attraverso gli occhi ancora ingenui di Shug, l’autore dipinge una realtà senza speranza, appiattita nella mediocrità dell’ignoranza e della sopraffazione, in un’epopea sconvolgente attraverso la quale l’eroe della vicenda non si evolve, ma procede a ritroso verso il raggiungimento di un destino segnato.

Intenso e originale il personaggio della madre Glenda, che dall’alto dei suoi tacchi a spillo continua a chiamare il protagonista “Pasticcino”: passa la vita sorseggiando rhum dal thermos che dice di riempire con il thè, ammicca per disperazione agli uomini che la osservano con bramosia malcelata, si concede ai maltrattamenti del compagno con rassegnazione e finge di non vedere ciò che Shug è costretto a sopportare.

Una storia che ci ricorda quanto è difficile il riscatto per chi non conosce alternative, per chi cresce schiacciato tra ricatti, minacce e affetti disperati.
Un libro per non smettere di ricordare che dietro ogni persona c’è un’infanzia.

Recensione di Nicoletta Scano

 

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