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La libertà è un passero blu

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Menina, centenaria, unica erede dei potenti Carvalhais Medeiros, spadroneggia sulla famiglia e su tutta la città. Chiusa nella sua villa sontuosa, teme il sesso, la luce, i colori. Vive di minacce e rancore, della sua fredda intelligenza. Solo una giovane nipote, Marina, non si lascia intimidire. Con João, ha esplorato tutti gli angoli della città, i quartieri più poveri, le vie delle prostitute. Il suo amore per lui è nato a diciott’anni, sulla sabbia fine delle dune di Jaçaña. E adesso che João è in prigione, per aver scritto sui muri che la libertà è un passero blu,Marina non vede l’ora che venga il sabato, per andarlo a trovare con una scatola di biscotti fatti in casa.


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Autore:Studart Heloneida
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Donna Menina è molto anziana e domina sulla famiglia dei Carvalhais. Le sue figlie la temono e la riveriscono perché è padrona di tutto. Sono inesistenti: una viene giudicata pazza e non si capisce bene perché, l’altra vive nel costante timore di perdere l’eredità.

In questa oscurità brilla la nipote Marina, la prediletta della nonna, che non ha paura di lei e che ama il cugino João da sempre. Ma João viene rinchiuso in prigione perché ha gridato a tutti che il passero è un uccello blu. E proprio ora che è lontano Marina viene a sapere dalla madre che il suo amore è impossibile.

Nel frattempo la nonna muore e la ragazza eredita tutto il patrimonio della famiglia. Così potrebbe raggiungere la felicità costruendosi una vita tutta nuova. Potrebbe comprare la libertà per il suo amato e fuggire. Ma agisce d’istinto, dimostra il suo affetto a chi le vuole bene e con una scelta coraggiosa decide di cercare il suo passero blu.

Tra le righe si avverte tutta la forza dell’autrice, Heloneida Studart, una donna che con coraggio ha cercato la sua strada e ha difeso i suoi diritti. Fu deputato, femminista e raccontò nei libri le leggende che ascoltava a sua volta.

Non è il mondo fantasioso di Isabel Allende, e nemmeno quello letterario di Marquez, ma la sensibilità è ricca dello stesso humus realistico e anche un po’ surreale. C’è meno magia ma si avverte forte la sensualità dei personaggi, si respira l’amarezza che emerge dallo scontro dei sogni con la realtà.

“Sofferenze, supplizi, bacchettate, quel ragno che cresce tutte le notti nei miei sogni, è già delle dimensioni di un polpo. Dormicchia sulla mia spalla, come una volta, quando andavamo a pesca di granchi. Non badarci se sfioro i tuoi capelli con la mano, poiché ti ho già esonerato da tutto. C’è stato un momento, è vero, in cui ti guardavo e avevo la febbre. Sognavo la linea bianca dei tuoi denti, volevo i tuoi capelli…”

La conclusione è inaspettata e bellissima. Si resta in silenzio ad osservare quell’uccello che si posa davanti ai nostri occhi e che ci guarda con aria di sfida. Perché è vero che il passero è un uccello blu.

Recensione di Alessandra Allegretti

 

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