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Mandragola

Editori:Mondadori

Descrizione:

Descrizione

Capolavoro della commedia rinascimentale, la Mandragola fu composta da Machiavelli dopo il suo allontanamento forzoso dalla politica. La vicenda ruota intorno alla beffa giocata da un giovane fiorentino a un marito sciocco per possederne la moglie di cui si era invaghito. Un ruolo determinante nel convincimento della donna ha il suo confessore, corrotto dai denari dell’amante. Nella commedia il tema realistico della beffa, di matrice boccacciana, si rapprende in una perfetta macchina teatrale, rispettosa fin nei particolari più minuti delle regole della commedia antica (Plauto e Terenzio). Attraverso il format della commedia Machiavelli tenta di definire un’antropologia della vita quotidiana, analogamente a come nelle opere politiche veniva descrivendo l’antropologia del potere. Si scopre così che non c’è differenza tra una sfera e l’altra: sono sempre e soltanto l’utile e il piacere a muovere gli uomini. Quando però il simulare e il dissimulare dell’agire politico si trasferiscono nella quotidianità, la realtà si fa doppia o tripla, nascono situazioni paradossali che sono di per sé comiche. Il paradosso tocca i valori della famiglia, della morale privata, della religione. Prendono forma le prime creature fredde e amorali della letteratura moderna, senza che nulla venga sottratto alla vivacità e al divertimento. La Mandragola è presentata qui in un nuovo testo critico e con un commento per la prima volta esauriente.


Autore:Machiavelli Niccolò
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La favola Madragola si chiama.

[… ]
Uno amante meschino,
un dottor poco astuto,
un frate mal vissuto,
un parassita di malizia el cucco,
fien questo giorno el vostro badalucco
.
Commedia in cinque atti scritta da Macchiavelli nel 1518 e rappresentata per la prima volta ne1519 in occasione del Carnevale, la Mandragola rappresenta ancora oggi un’acuta e irriverente analisi della natura umana e della corruzione di una società in cui non esistono più grandi valori o ideali a cui aggrapparsi.
Macchiavelli, con uno stile che si avvicina alla novella boccacciana, si rivolge direttamente al pubblico nel prologo, stabilendo con esso un rapporto stretto e confidenziale e anticipando così i temi della sua “favola”, che di fiabesco hanno ben poco, poiché si tratta a tutti gli effetti di una tragedia travestita da commedia.
La comicità è fatta di risate a denti stretti, grazie a un’ironia non fine a stessa, ma consapevolmente rivolta alla riflessione e alla denuncia dei costumi dissoluti del tempo.
I personaggi sono studiati minuziosamente e ognuno di loro svolge una precisa funzione in merito al proprio rapporto con il mondo. Incontriamo così Callimaco, l’amante meschino, ma intelligente, pronto a tutto pur di soddisfare la propria passione per Lucrezia, personaggio femminile complesso che evolve nel corso della vicenda, trasformandosi da vittima a vittoriosa, grazie alla rivincita della sua bellezza e giovinezza.
Callimaco viene consigliato da Ligurio, l’aiutante malvagio e terribilmente razionale nell’architettare l’imbroglio ai danni dell’avvocato Nicia, imbroglio che vede come protagonisa la mandragola, pianta medicinale, a cui si attribuivano virtù miracolose: “ Non è cosa più certa a ingravidare una donna, che dargli bere una pozione fatta di mandragola”.
Timoteo e Nicia incarnano i vizi e la corruzione del clero e della borghesia dotta: il primo, frate cinico e senza scrupoli, è pronto a tutto pur di ottenere danari; il secondo, appesantito da una cultura ottusa e incapace di riflettere sulle cose della vita, viene beffato con semplicità dal resto del gruppo.
Recensione di Ivana Bagnardi

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