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Mi chiamo Irma Voth

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Messico: Irma, diciannove anni, nata in Canada, vive tutta sola a un passo dal deserto. Suo padre, mennonita imbrigliato da un rigore bacchettone, l’ha ripudiata. Suo marito, spacciatore di basso rango, è sparito nel nulla. Ma Diego, regista-figo del film con cane filosofo, alle prese con un copione sperimentale e un cast internazionale, ingaggia Irma come interprete e tuttofare. L’atmosfera libertaria del gruppo, le chiacchiere notturne, i progetti artistici galvanizzano Irma. Galvanizzano anche la sorellina Aggie, che sogna di mollare mamma e papà, e viver con lei. Anzi, un bel giorno molla tutto davvero, e convince anche Irma a gettarsi in un’avventura a dir poco clamorosa…


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Autore:Toews Miriam
Generi: , , Autore della recensione: Premi letterari:  

Molto tempo fa, negli anni Venti, sette uomini della comunità mennonita avevano fatto un viaggio dal Manitoba al palazzo presidenziale di Città del Messico per concludere un affare. Gli era stata offerta questa terra per un tozzo di pane e loro avevano deciso di accettare e di trasferire tutti i membri dalla loro colonia, nel Canada centrale, fino al Messico, dove non avrebbero più dovuto mandare i loro figli a scuola o insegnar loro a parlare in inglese o vestirli con abiti normali. I mennoniti hanno avuto origine in Olanda cinque secoli or sono, dopo che un certo Menno Simons si era così commosso nell’udire i prigionieri anabattisti cantare inni sacri prima di essere giustiziati dall’Inquisizione spagnola, che aveva sposato la loro causa ed era divenuto il loro leader. Poi hanno cominciato a girare per il mondo e a fondare le loro colonie, in cerca di libertà, solitudine, pace e mercati per il loro formaggio”.

La scrittrice Miriam Toews è mennonita come la protagonista del suo romanzo Irma Voth e come Irma ha lasciato molto presto la sua famiglia per girare il mondo.

Irma fugge dal campo 6.5, tra El Paso e Chihuahua, dove vive la sua comunità religiosa, per raggiungere Città del Messico e con essa la sua personale libertà.

Irma ama guardare il cielo stellato del Messico, ama sua madre e le sue sorelle, ma non le regole di una vita in cui non si riconosce ed in cui, sin da piccola, “credeva di essere morta”.

Sedute sullo steccato, guardavamo le cose. Cose semplici. Che erano vere. Cose che ci appartenevano e si appartenevano tra loro. Le nuvole, i nostri vestiti, le mie mani”.

L’arrivo al campo del regista Diego e della sua troupe – per i quali lavorerà come interprete della lingua dei mennoniti il Plattdeutsch – rappresenterà per Irma il riscatto, il primo passo verso se stessa e i propri desideri. L’indifferenza di un padre che aveva smesso di ascoltarla e comprenderla “secoli prima” e l’assenza di un uomo sposato nell’illusione del cambiamento, faranno il resto: con le sorelline Aggie e Ximena, affidatele dalla madre, Irma raggiungerà la capitale messicana e qui comincerà la vita che ha scelto.

In Irma c’è tutta la forza della sua storia ed il coraggio di una giovane donna alla prese con le difficoltà di una società che non fa sconti soprattutto a chi, come lei, ha sempre vissuto ai margini, perché “i mennoniti scelgono sempre di vivere in posti dove nessun altro vuole andare”.

C’è tutta l’ingenuità del suo sguardo su una realtà che non conosce e la curiosità di carpirne i segreti ed il significato profondo. E Città del Messico, con i suoi luoghi che conservano le suggestioni di un passato ancora presente, è lo sfondo ideale per questa ricerca. La scrittura, l’impegno politico, la musica e l’arte in tutte le sue forme consegneranno ad Irma e alle sue sorelle una nuova vita e, con essa, la serenità necessaria per fare ritorno ai luoghi del passato con rinnovata consapevolezza.

Voglio essere perdonata. Voglio essere perdonata per aver causato la morte di tante persone che amavo. Ho la sensazione che potrebbe non succedere mai. Non so in che modo possa succedere né se succederà. Io credo di no, ma vorrei che fosse possibile. […] Voglio essere perdonata dalle persone che amo. Wilson mi aveva detto che l’arte è una forma di redenzione. Mio padre che l’arte è una menzogna. Io non posso perdonarmi, ma posso perdonare mio padre. E la mia speranza è che sia a lui che a me venga restituita la vita”.

La scrittura di Miriam Toews ci regala un romanzo originale, sia per lo stile fortemente innovativo che per il tema trattato. L’autrice porta la sua storia personale all’interno del suo romanzo e lo fa con ironia, intelligenza e grande coraggio.

Recensione di Lucilla Parisi

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