Che il signor Miller fosse un tipo poco malleabile lo sapevamo tutti, le sue opere sono intrise di un’etica elementare, i suoi personaggi sono manichei così come il mondo in cui vivono, anche se questa netta distinzione tra bene e male non coincide con i rappresentanti della legge e dell’ordine da una parte e i criminali dall’altra. Questa volta però “zio Frankie” l’ha combinata veramente grossa, tanto da suscitare un vespaio nel mondo delle storie illustrate e tanto da far dire a “mamma DC”: “Caro mio non ti sei regolato, far condurre a Batman una crociata contro i musulmani è veramente troppo, questa storia non s’ha da fare!”. Sappiamo anche, però, quanto il vecchio Miller sia cocciuto, così non si è dato per vinto ed ha mandato alle stampe, grazie alla casa editrice Legendary, Sacro Terrore, edito in Italia dalla coraggiosa Bao publishing.

La storia è piuttosto scarna, anzi potremmo dire che è praticamente assente, così come la profondità psicologica dei personaggi. In una notte qualunque la gatta ladra Natalie Stack (inutile dirvi di chi sia il clone) è catturata da Fixer, un vigilante che assomiglia a chi-voi-già-avete-capito e che collabora con un commissario della polizia di Empire City, Dan Donegal. I due si uniscono in un amplesso acrobatico, proprio mentre la città è sconvolta da una serie di esplosioni, che culmineranno nella distruzione della versione locale della Statua della Libertà. I responsabili dello sfacelo sono un gruppo di estremisti islamici facenti capo ad Al-Quaeda (per niente scontato in questo periodo), ma nessuno può permettersi un affronto del genere verso una nazione grande e potente come quella di Empire City, così Fixer e la sua nuova compagna si mettono sulle loro tracce. Vi risparmiamo il finale scoppiettante, ma c’è ben poco da immaginare.

La domanda che sorge dopo aver concluso Sacro Terrore è: cosa è successo al povero signor Miller? La risposta è: niente, sì è solo rincretinito un po’, diciamo che la vecchiaia ha esacerbato tutto il rancore che già covava dai tempi di Sin City e che finalmente ha dato i suoi frutti impazziti. Quel modo oscuro e contrastato di trattare la morale che l’ha reso famoso e grande, ha raggiunto ora dei livelli parossistici. Se all’epoca della Città del Peccato, la morale che spirava dai suoi lavori era elementare e tagliata con l’accetta, almeno i personaggi facevano rizzare i peli sulle braccia e urlare selvaggiamente per il coinvolgimento, le storie erano rocambolesche e facevano sudare freddo per la tensione, ma soprattutto tutto aveva un’aria nietzschiana. Quelle rappresentate erano le gesta di eroi anarchici e individualisti che se ne fregavano delle convenzioni sociali pur di stare dalla parte del giusto e non del bene, si faccia attenzione. Oggi invece è rimasto solo il manicheismo e la paura, assorta al rango del sacro, come chiaramente recita il titolo.

Sparita ogni traccia di superomismo, non rimane che un profondo masochismo, dove la componente sadica, che avrebbe potuto ridare un po’ di sale a questa pietanza sciocca, è quasi assente. Il masochismo è invece imperante sin dalle prime scene, in cui Fixer e la gatta si amano al grido di: “Fammi stare male. Ora”, ma raggiunge il climax quando la ladra viene legata dai terroristi nel classico stile bondage. Se in Sin City il bene e il male non erano confusi, ma erano profondamente intrecciati, qui il loro amplesso è sciolto in una dialettica chiara e granitica: gli Occidentali sono il bene e stanno dalla parte del giusto, i Musulmani sono il male e hanno torto. Questo è quello che rimane di Sacro Terrore, oltre le belle tavole cui Frank ci ha abituato, c’è paura e masochismo, ovvero la necessità di provare dolore per sentirsi ancora vivi. Per assurdo, dopo aver letto il volume, verrebbe da dire che se non ci fosse stato l’11 settembre gli statunitensi (o almeno alcuni di essi) faticherebbero a trovare un senso alle loro esistenze e alle loro ansie. Per concludere, io lo comprerei comunque se non altro per poterlo criticare con cognizione di causa e per avere un’opera controversa e politicamente molto scorretta, senza contare che lo stile grafico milleriano rimane sempre affascinante.

di Riccardo Melito